Lorenzo Battino

Lorenzo Battino

Nome: Lorenzo Battino

Vengo da: Roma

Sono nato nel: 1948

Sesso: M

Segni distintivi: Acalasico

 

Lorenzo Battino, nato a Roma nel 1948, laureato, giornalista, sposato con figli. Ha presentato sintomi di riflusso esofageo molti anni fa ed è stato curato a lungo con i farmaci del caso. Fino a quando non si sono manifestati i primi disturbi della deglutizione, individuati all’inizio con l’apposita radiografia e, dopo qualche anno, divenuti a tratti una seria difficoltà a inghiottire. Una volta diagnosticata con certezza l’acalasia, tramite la radiografia e la manometria esofagea, è stato operato a Venezia dal prof. Zaninotto nel 2010. Dopo l’intervento ha potuto riprendere a condurre una vita normale sotto tutti i punti di vista.

Ha partecipato alla fondazione di Amae perché ha provato di persona le difficoltà che incontrano i malati di acalasia nel trovare informazioni sulla loro condizione e individuare la strada migliore da seguire. Nel percorso angoscioso di chi si trova a vivere questa condizione, l’appoggio e l’incoraggiamento che può venire da un’associazione come questa può essere decisivo. Amae è in realtà un punto di arrivo del generoso lavoro di un gruppo di persone che da anni volontariamente assistono tramite internet gli acalasici e che meritava di essere riconosciuto e sviluppato in maniera istituzionale.

arrivando. Eccome se si capisce. Lo senti dalla mascella, e il primo pensiero è quello di localizzare la prima bottiglia d’acqua nei paraggi. L’acqua allevia, sì, perché scorre nell’esofago contenendo lo spasmo. Ma non sempre: se il dolore è di quelli che non passerà a breve, te ne accorgi. Allora non bisogna farsi prendere dal panico, si inizia con camomilla, ci si mette al caldo, a schiena curva, poi si arriva a mangiare qualcosa di asciutto. Dopo di che, la respirazione è importante e aiuta a calmare i muscoli. Nel peggiore dei casi, si chiama il 118, dove prima di capire cos’hai ci mettono mezz’ora, mezz’ora in cui tu non vedi nulla oltre il dolore, poi passano ai banali antidolorifici, fino ad arrivare alla morfina. Sì, l’ultima volta i dolori sono passati alla quarta iniezione di morfina. I giorni successivi sembra che un treno sia passato sopra il nostro petto. Impossibile spiegare questo dolore, so solo che non ho mai provato nulla di simile. Dicono assomigli al dolore provocato da un infarto. Con questi dolori ci si deve convivere, tanto vale imparare a gestirli, lasciando il panico da parte.

Ho sviluppato negli anni dei problemi ormonali e un adenoma ipofisario. Attualmente sono in cura, e penso ci siano delle correlazioni con l’acalasia, in base alle esperienze ascoltate in questi anni.

Ricordo comunque, a chi dovesse leggere la mia storia ed è acalasico, che l’acalasia è soggettiva, non tutti hanno una recidiva come me, non tutti hanno dolori di alta intensità e spesso dopo una miotomia o addirittura una dilatazione si risolve di un bel po’ la situazione. Probabilmente in me ha influito il ritardo nella diagnosi. Confido nella Ricerca e nell’esperienza dei medici che mi hanno in cura, medici con il più alto numero di interventi per acalasia a livello mondiale. Confido nella loro professionalità, nella loro umanità più volte dimostrata, nella loro umiltà venuta fuori più e più volte. Credo che con l’acalasia si possa convivere, ma bisogna imparare prima a conviverci e rendere la malattia la nostra nuova normalità. Credo anche che l’acalasia mi abbia fatto diventare una persona migliore; è brutto da dire, ma dopo l’accettazione è subentrata la fase per cui io mi godo ogni attimo, perché ogni attimo va vissuto come fosse l’ultimo. Perché ci è stata tolta una delle cose che fanno parte della normalità quotidiana, una delle cose che si fanno senza pensare, come quella di ingoiare il cibo. Noi non possiamo non pensare a ogni pasto che siamo acalasici, ogni notte, e a ogni accenno di dolore. E nel momento appena dopo la dilatazione, nel momento in cui l’acqua scende giù senza bloccarsi, beh è come rinascere ogni volta.