Nicoli Giaccaglia

Nicolò Giaccaglia

Nome: Nicolò Giaccaglia

Vengo da: Ancona

Sono nato nel: 1985

Sesso: M

Segni distintivi: Acalasico

 

 

Nel mio caso l’acalasia bussa alla porta i primi mesi del 2009… quando si dice “Cominciare bene l’anno”!

Inizialmente si è rivelata un ospite silenzioso. La deglutizione era un po’ più difficoltosa del solito ma non ci avevo prestato molta attenzione, essendo da sempre un mio difetto quello di mangiare senza quasi respirare. A ciò aggiungevo, quasi giornalmente, una media di 3 etti di pasta pesantemente condita, sicché non ero decisamente nelle condizioni di autodiagnosticarmi alcunché. Con il passare del tempo, tuttavia, cominciavo a rendermi conto che i pasti si allungavano inesorabilmente e che la quantità d’acqua bevuta stava passando da 2 – 3 bicchieri a 1 – 2 bottiglie, e non al giorno.

La prima risposta alla domanda “Cosa sta succedendo?” l’ho trovata in internet, ma ovviamente l’ufficialità l’ho avuta solo dopo il test della deglutizione che svolsi in ospedale, ad Ancona, a metà del 2009.

Da lì il passo fu breve: diagnosi – sì mi opero, no non mi opero, sì mi opero – ma guarda ho perso 8 chili – ho l’esofago dilatato – sì mi opero!

L’operazione è avvenuta il 16 marzo 2010, a Padova, a opera del Dr. Costantini, e voi starete pensando che sia impossibile per me scordarmi questa data proprio per essermi operato ed essere sostanzialmente guarito… beh, vi informo che vi sbagliate!

Il 16 marzo 2010, di sera, Eto’ò mi bucava la difesa del Chelsea come fosse burro e io, attaccato a una radiolina, al sondino nasogastrico, con i dolori dell’operazione a ricordarmi dove fossi, non ho potuto che esultare, silenziosamente (ero pur sempre in ospedale!), facendo schizzare l’elettrocardiogramma sui 140 – 160 battiti.

Parola del papà, che mi guardava come si guarda un pazzo.

Se vi dicessi che ho ripreso a vivere come prima del manifestarsi della malattia vi direi una castroneria. Sia durante il suo corso, sia prima dell’operazione, ho sempre curato i miei affetti personali e le mie passioni come se non fossi malato. I momenti di difficoltà ci sono stati, inutile negarlo, ma sono contento di poter dire che me ne ricordo un giorno sì e uno no. Questo perché, oltre all’operazione e alla bravura dei dottori, la differenza la fa anche il paziente.