Vittorio Errico

Vittorio Errico

Nome: Vittorio Errico

Vengo da: Roma

Sono nato nel: 1989

Sesso: M

Segni distintivi: Marito acalasico

 

“Quel che non ti uccide, ti rafforza”, un’asserzione la cui testimonianza vivente viene quotidianamente portata avanti, con anima e cuore, da chi, insieme a mia moglie, condivide ogni giorno col dolore un patto non scritto e non voluto.

Il primo approccio non è semplice, né per chi è acalasico, né per chi deve cimentarsi nei panni di esso. Ricordo la prima volta che con mia moglie (ai tempi ancora non eravamo sposati) affrontai questo discorso. La mia reazione esteriore fu una disimpegnata solidarietà convenzionale, sfumata da un personale interesse per le “stranezze” mediche; interiormente invece provai una strana sensazione… sembrava di percepire che in quello che mi era stato raccontato c’era qualcosa di intrinseco, non trasmesso tramite le parole, ma tramite le emozioni scaturite da lei che, con impegno stoico, ha cercato di trasmettermi il disagio periodico che vive.

Dopo un periodo di frequentazione abbiamo cominciato a convivere ed è stata quella la prova del nove, è li che sono stato battezzato a fuoco. Vedere come vive la sua quotidianità un acalasico è qualcosa di inspiegabile e molto disagiante, davvero. All’inizio, anche per negligenza, avevo molto sottovalutato la sua situazione, sminuendo a volte le sue problematiche, etichettandole (erroneamente) come psicosomatiche, e accendendo dibattiti sfociati spesso in discussioni più o meno quiete.

Oltre i “normali” problemi di deglutizione dovuti alla malattia (i quali direi che bastino e avanzino) si aggiungono i problemi di Angina Esofagea, un forte dolore di fonte pettorale che si espande in maniera tridimensionale fino a retro sterno, fianchi, stomaco, gola e addirittura, in alcuni casi, denti. Questa è la forma più subdola dell’Acalasia, che risparmia qualche raro “fortunato” malato mentre, ad alcuni, li affligge con dolori lancinanti, che compaiono e scompaiono quando e come vogliono (ovviamente nelle situazioni meno comode o necessarie).

A luglio 2013 ci siamo uniti in matrimonio, e io ho giurato di provvedere a lei in tutti i sensi, anche dal punto di vista sanitario. Sapevo che quel che stavo contraendo era un impegno importante e duro ma, tornando all’introduzione di questo racconto, sapevo anche che come alleata avrei avuto dalla mia una persona forte, forgiata da un dramma che la affligge da molti anni e che è riuscito a plasmarla contro il dolore e contro le avversità. Ovviamente mia moglie è un essere umano, non un robot, e a volte ha bisogno di quello sprone che può venire solo da me e dalle persone che la amano davvero in maniera incondizionata, perché vogliono solo il suo bene. Penso, in tutta umiltà, che prima la convivenza, poi il matrimonio, siano serviti a entrambi per imparare molto l’uno dall’altra. Prima di lei non avevo mai conosciuto qualcuno che riuscisse, nonostante il suo fardello quotidiano, a vivere una vita molto vicina a quella che vive una persona “sana”. Non sarà mai una campionessa di “Maggior numero di hot dog mangiati in un minuto”, ma può vantare molti altri pregi decisamente più significativi.

Ogni giorno per lei può essere diverso da quello prima o da quello dopo, e sa che ha il dovere di valorizzarlo. In modo stoico, spesso cerca di sopprimere dolori e frustrazioni per permettere a chi le sta intorno di non soggiogarsi di quel male, e questo le fa onore.

Termino con un plauso ad AMAE, impegno che ho piacevolmente inglobato con mia moglie, perché dà un punto di riferimento alle persone come lei, mettendole in contatto con strutture sanitarie, dando una speranza ma soprattutto mettendole in contatto tra loro. Già, perché è grazie a mia moglie, e AMAE, e tutte le persone che ne fanno parte, che ho capito che per certe situazioni la condivisione è la miglior cura possibile. Che non è un auto-compiangersi, sia ben chiaro, ma solo un momento per guardarsi in faccia l’un l’altro e rendersi conto di dove si è arrivati, da dove si è cominciato e dove si dovrà arrivare; tutti insieme, acalasici e non.

Ti amo, Erika, amore mio!

Ti voglio bene AMAE, e grazie per quello che mi avete dato, e dell’onorevole possibilità che mi date nel darvi un aiuto quando posso.